IL DISEGNO

Ai suoi albori l’uomo affidò alla capacità di rappresentare con una traccia il compito di trasmettere informazioni. Prima che la laringe fosse formata e in grado di articolare i suoni, l’uomo preistorico aveva formulato un codice universale valido, costituito di segni e colori.

Le tracce rituali della caccia, visibili ancor oggi sulle pareti delle caverne, testimoniano il suo cammino nell’affinamento di quella capacità straordinaria di trasmettere, raccontando con un segno le proprie esperienze, per condividerle con i propri simili.
Il codice che ci permette di comprendere il senso di quanto nei millenni è stato disegnato non è cambiato, tanto è vero che ancora oggi è possibile ammirare e comprendere l’emozionante bellezza insita nelle pitture rupestri che sono giunte fino a noi.
Si può dunque dedurre che, se siamo in grado di apprezzare ancor oggi il loro significato, ciò vuol dire che nel nostro cervello è insito il meccanismo che ha permesso lo sviluppo di questo codice. Identificazione e cattura dell’ immagine furono un formidabile esercizio per lo sviluppo di capacità più complesse ed esperienze su cui far crescere l’immaginazione. Oggi noi abbiamo ancora bisogno del disegno anche se abbiamo sviluppato nel tempo altre forme di comunicazione come il linguaggio, straordinariamente articolato, e la scrittura che ha permesso di documentare e conservare esperienze e conquiste dell’umano sapere; ma c’è ancora un problema essenziale che non ha fino ad ora trovato soluzione e riguarda le barriere costituite dalla diversità delle lingue che limitano fortemente la simultaneità dello scambio d’informazioni tra persone di diversa etnia. Il disegno è un codice di comunicazione universale e versatile perchè trova utilizzo in diversi ambiti applicativi ed è in grado di completare esaurientemente informazione. Esso è perciò utile se non indispensabile a rendere meno complicata la comunicazione. Purtroppo noi non possediamo più l’innata capacità comunicativa che era propria dei nostri antenati; le facoltà della logica hanno preso il sopravvento su quelle dell’immaginazione, quindi queste ultime sono andate progressivamente affievolendosi con lo stesso meccanismo naturale che riduce ciò che non è più utile e sviluppa invece gli organi che trovano più largo utilizzo. La nostra originale capacità di esprimerci col segno, trasformando concetti in immagini, non è del tutto scomparsa e sopravvive in noi efficiente nei primi anni della nostra vita, ma cessa d’essere naturale strumento di comunicazione con l’età scolastica.
L’apprendimento della scrittura, che abbisogna di procedimenti logici, riduce progressivamente l’attività della parte destra del cervello, preposta a tutte quelle attività che fruiscono dell’immaginazione e della creatività. Potrebbe sembrare ad alcuni che oggigiorno una diminuita capacità d’espressione col disegno non sia poi una grande rinuncia, nel panorama che vede affermare quelle tecnologie multimediali in grado di offrire programmi molto articolati e completi, validi a suggerire più di un aiuto nella composizione dell’immagine. Questi programmi sono certamente i benvenuti e sono in grado di soddisfare svariate ipotesi di correzione e di aggiunte di effetti grafici e pittorici. Sono programmi per tutti e, poiché tali, risolvono problemi di base velocizzando molto le rispettive esperienze, aiutando a operare scelte complesse. Rimane in ogni modo il problema di raccogliere, ordinare, scegliere e infine rendere visibile una traccia che evochi il senso, facendosi segno e rendendo visibile l’immaginato.
Mai come nel presente si è assistito al dominio delle immagini che trapassano l’una nell’altra senza sosta, dove l’informazione è costituita soprattutto da immagini colte forzatamente in superficie, senza possibilità di approfondimento né di appropriata elaborazione se non con un esercizio critico a posteriori, non privo di una certa difficoltà psicologica poiché prevede una volontà dichiarata, capace di escludere a comando ogni contatto con il fluire incessante delle informazioni.
La gran quantità d’immagini e la relativa facilità di accedervi ha indotti molti a concludere sommariamente che il disegno possa essere considerato un “optional”, in ragione del fatto che tutti più o meno sanno disegnare se serve, e semmai c’e’ sempre qualcosa d’altro che lo può sostituire, ma noi, siamo convinti che questo atteggiamento costituisca un errore fondamentale che ci impoverisce di fatto e che ci conduce a scelte sostitutive più misere o inadatte a svolgere completamente il ruolo di primo mezzo espressivo e di verifica delle possibilità di tradurre, operando scelte appropriate tra gli elementi dell’immagine che dentro di noi va formandosi in conseguenza di imprecisate sollecitazioni esterne. Abbiamo dunque bisogno del disegno se vogliamo avere a disposizione un mezzo efficace, pronto e d’immediata comprensione, che sia pienamente rispondente alla volontà espressiva e alle esigenze comunicative.

Da “Introduzione al disegno” di Gatti Luciano.
Solitudine 2000
disegno a penna - 70X100 mm
senza titolo
disegno penna su carta - 14X20 cm
Natura morta
carboncino su foglio - 100X70 cm

L’ AUTORITRATTO

Lo sviluppo della tematica dell’autoritratto procede di pari passo con una lenta ed approfondita, a volte sofferta, ricerca interiore; un lavoro sincero, di grande spessore, sperimentazioni, ripensamenti ed evoluzioni continue sia tecniche che pittoriche, che coinvolgono la sfera grafica e poetica.

Inizialmente ho realizzato dei disegni a penna basandomi su ciò che vedevo attraverso lo specchio, cercando di riprodurre il mio volto nel modo più realistico possibile, facendo riferimento a conoscenze pittoriche ed anatomiche basilari ma, di fronte a questi ritratti, non mi riconoscevo.
Irrigidendomi così, in un metodo di riproduzione molto realistico, sentivo la mia produzione grafica distante e la conseguente necessità di trovare nuove soluzioni segniche che mi permettessero di realizzare un autoritratto inteso come specchio di una realtà nascosta, intima e vera.
Iniziai così lo studio di due testi di Gombrich e Boatto intitolati rispettivamente “Arte, percezione e realtà” e “Autoritratto moderno”, approfondendo i concetti di percezione, rassomiglianza, ritratto, autocoscienza e maschera, comprendendo in particolare che la creazione diventa un fatto mentale ed una via per scoprire la propria identità, dove non ha importanza la rassomiglianza fisica, ma dove si può giungere a rappresentare l’io con pochi segni cogliendone la vera essenza.
Sulla base di queste nuove conoscenze ho elaborato con maggiore sicurezza e spontaneità altri ritratti, in bianco e nero, usando acrilici, colori ad acqua e carboncino anche mescolandoli assieme.
Riflettendo inoltre sulle opere di Giacometti, ho voluto dar vita ad una produzione grafico-pittorica in cui il rappresentato è frutto di ricerca, scoperta, percezione di informazioni filtrate attraverso il ricordo, arrivando così a creare un autoritratto che si definisce come specchio dell’ anima in quanto restituisce all’uomo un suo equilibrio, aiutandolo a ritrovare la sua vera identità.
Autoritratto interiore 2003
disegno a carboncino - 47X32 cm